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Numero 1
Pubblicata in data 25/7/2005

Non mi è mai troppo piaciuto cominciare dall’inizio. Forse è per questo che faccio spesso confusione…

Comunque: mi stavo girando i pollici, in uno dei pochi momenti di pausa da tutto il tanto che faccio di solito, ed ecco che, senza motivo, mi arriva alla mente una sensazione di quelle che avrei fatto volentieri a meno di provare.
Desolazione, tristezza, quasi una goccia dagli occhi.
L’impressione è come quella che si ha quando ti spruzzano il pepe in faccia: non capisci ma non puoi far a meno di starnutire.
Ecco.
Stavo starnutendo un’emozione dopo l’altra.
Mi arrovello per trovare una spiegazione, quando, finalmente, come se si accendesse una lampadina, trovo il bandolo della matassa.

In TV stavano facendo vedere una serie di spezzoni di partite degli anni ottanta e, in mezzo, c’era un Roma-Juve del campionato 82-83: 1 a 2, Falcao, Platini, Brio.
Era una settimana particolare, la Roma aveva pareggiato a Cesena e la Juve rincorreva.

Nella mia testolina di bambino avevo in mente battaglie epiche e scontri all’ultimo sangue, anche se, in realtà, non avevo la più pallida idea di cosa volesse dire “ultimo sangue”…

Ricordo la casa che abitavamo, davanti Villa Gordiani, su Via Predestina. Ottavo piano, 50 metri quadrati di malinconia e memorie quasi sbiadite, adesso…
In quella casa c’era una cucina che era un corridoio, da dove vedevo la Villa, nel verde di marzo, un po’ lattiginoso e ancora fresco, e, ora che ne scrivo, mi ricordo che anni dopo avrei conosciuto la neve proprio da quella finestra, aperta e spalancata per far entrare una befana imbiancata il sei gennaio dell’85…ma è un’altra storia…

Insomma: Roma-Juve era un duello, più che una partita. Ed io mi mettevo scomodo, sulla sedia impagliata, davanti al “quattordici pollici”, bianco e nero, seduto come uno che abbia il pepe, con rispetto parlando, al sedere.
C’era, anche allora, almeno una trasmissione su due che parlava di calcio, ed io aspettavo gli sviluppi, mordendo penne, unghie, pane, o qualunque oggetto mi capitasse in mano.

Come mio solito non sto a ricordare la partita.
Il gol di Falcao, che mi piovve addosso come un dolcissimo regalo, poi il pareggio e la vittoria degli “altri”, che mi mandò in lacrime da mio padre, sul “lettone” intento a seguire i suoi lazialotti, che lottavano per salire in serie A…

Credo che sia quello il giorno in cui ho realizzato che i bianconeri mi erano antipatici, almeno per via del vicino di casa, che urlava di gioia ogni volta che io scoppiavo in lacrime e che, al gol della Roma, aveva lanciato un’imprecazione che ho capito solo qualche anno dopo…

Quell’anno Roma, alla fine vinse, ma lasciando quattro punti a “quelli lì”, visto che in quei tempi le vittorie valevano “2”.
Io mi sono sforzato di ricordare di più, ma quello che mi sale su per la schiena, è solo un brivido doppio: il vicino che gioisce, e papà che mi mette la solita mano sulla testa, asciuga le lacrime e dice: “dai, che tanto, mannaggia!, quest’anno vincete voi…”

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