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Numero 3
Pubblicata in data 1/8/2005

Mi dico: basta! Con i ricordi fini a se stessi, non solo nel calcio, mi spiego.

Mi dico spesso: avanti! Con tutto, con l’esperienze e con le cose fatte; avanti per una strada, qualunque essa sia, ma che sia una strada e non un cerchio dove continuo, imperterrito a girare, sempre dallo stesso lato, sempre a consumare una scarpa sola, a non voltare mai lo sguardo verso “l’oltre”.

Mi dico: possibile che le cose belle stiano sempre dalla parte sbagliata degli occhi? Sempre ad urtarmi alle spalle? E sempre più da lontano?

Un mattina mi sveglio, stropiccio gli occhi e mi ritrovo in quel divano letto che ho consumato in sogni ed incubi, fino ai quattordici anni. Mi sorprendo a ritrovare le stesse cose negli stessi posti, poi, come un tuono nella penombra di un pomeriggio di primavera, una voce da quella che, ancora mi ricordo, era la cucina: “Ale! Ma quando ti svegli? Fai tardi a scuola!”
Forse ho bevuto. Forse anche troppo! È mia madre, quella voce, più giovane, con meno problemi, intuisco; e…il profumo…quello di un caffellatte che sta per bollire, sul fornello…
Ad un tratto mi trovo seduto sui banchi della mia classe…forse è la seconda media, o la prima…insomma: più o meno, d’altronde era un sogno!
Sulla cattedra c’è una bandiera giallorossa a mo’ di tovaglia, con due sciarpe stese e un gagliardetto della Roma proprio in mezzo a questo altare pagano…
L’atmosfera è quella festosa dell’ultimo giorno di scuola, ma non è quello il motivo.
Entra il professore, di matematica: un metro e novanta di uomo, baffi enormi e capelli brizzolati. È di Lecce ed è uno juventino patentato, il giorno prima la Roma ha battuto la Juve 3 a 0 all’Olimpico e lui, si sente già dai passi, è imbufalito, ma, entrato in classe, fa un sorriso amaro, vedendo quello spettacolo colorato proprio lì, sul pulpito della sua religione!
Ci guarda mentre aspettiamo in silenzio la sua reazione.
Ma, invece di sbraitare contro la nostra goliardia antagonista si mette a ridere, di gusto, ricordando gli scherzi che faceva, insieme ai suoi compagni, ai tempi della scuola, giù in Puglia.
Si inizia la lezione senza che il nostro capolavoro venga smantellato, e i nostri occhi sono attenti ad ogni movimento, ad ogni più piccolo sfioramento.
Se il prof si avvicina alle sciarpe c’è un “ehm” di disapprovazione che lui subito capisce e sorride, se la bandiera sembra cadere lui la rassetta come fosse delicato oggetto sacro…

Il ricordo è di un lunedì epico, quando la Roma rincorreva la Juventus in cerca di quei famosi nove punti del campionato 85-86, ma la memoria più dolce è sempre quella di ripensarmi a dodici, tredici anni, spensierato e piccolo quel tanto che basta da non avere ricordi troppo brutti da cancellare…

E poi mi sveglio, stropiccio gli occhi, vedo fuori dalla finestra un mattino che già è caldo alle sette e…mi dico: vorrei arrivare ad un’età onorevole, in condizioni apprezzabili, e con tanti ricordi sui quali poter costruire i ricordi futuri, e tante belle cose da fare per poter ricordare che per ricordare, prima, bisogna vivere…speriamo, anche, con una Roma che valga la pena non dimenticare…

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