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Numero 4
Pubblicata in data 8/8/2005

Lo so, lo so, qui si parla di Roma.

Quando mi alzai, quel giorno, quella domenica, ero nervoso. Eppure nulla, e dico nulla c’era che mi potesse più di tanto funestare la giornata, anzi…

Quell’anno la Roma aveva terminato con un mediocre ottavo posto le stagione, fuori dalla coppa Italia e dalla UEFA, insomma, sembra di parlare di ieri…

C’era il mare ad aspettarmi, ma non ci si andò, quel giorno. La colazione stesa sul tavolo della cucina, la luce già forte di un pomeriggio di giugno e l’aria scarica delle vacanze.
Insomma: cos’altro si può chiedere a quattordici anni, considerando che di ragazze non c’era neanche il profumo?
Arrivarono presto le ore più calde, e poi, ecco, il fatto.

Mio padre che mastica unghie che ormai ha finito, il fratellino undicenne che si inventa una partita uno contro nessuno nell’ingresso di casa, come palla un cuscino sdrucito.
Mamma che prepara una caffettiera da duemila dosi: sa già che sarà lunghissimo, il pomeriggio.
Ancora papà, questa volta a simulare una calma che non ha e che non riesce a farsi venire. Un brivido mi passa per la schiena, sento la tensione…ma cosa c’entro io? Gioca soltanto la Lazio!
Già, gioca una partita che non avrebbero voluto mai disputare: lo spareggio, con il Vicenza, per la serie C: chi vince resta, chi perde…
Papà non vuole nemmeno sentire quelle parole, quelle frasi…quella lettera: “C”. Significa onta, disprezzo, insomma, fallimento.

Non è bello vedere il proprio padre così, affranto, nervoso, triste.
E allora, lo ammetto, lo confesso: tifai Lazio.

Mi pento e mi dolgo, ma a quell’età…per una volta nella vita…una sola, giuro!

Come mio solito lascio alle cronache la partita, ma quel 21 giugno 1987 mi consegnò due ricordi ed una convinzione.
La convinzione, prima: ringrazio Dio che m’ha fatto romanista…
I ricordi, poi: il sorriso amaro di mio padre di fronte alla salvezza e l’urlo, l’urlo che riempì la stanza quando a sei minuti dalla fine un quasi trentenne attaccante di Modena mise la parola fine a quella giornata di sofferenza…

Giuliano Fiorini, classe ’58. un grazie da parte di papà.
Un ciao da parte mia.
Alessandro Galli. Romanista.

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