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Numero 5 - I calendari
Pubblicata in data 22/8/2005

Fino ad un paio di anni fa gli unici calendari che mezza Italia aspettava erano quelli della Ferilli e di chi, come lei, proponeva dodici mesi di veli quasi trasparenti e pose che lasciavano poco alla fantasia…
Preferivo. Sinceramente.

Fideiussioni, combine vere o presunte, illeciti sportivi in genere hanno trasformato quello che era l’avvenimento meno sfizioso dell’universo calcistico in un’incognita che spesso, ormai, diventa un’agonia.
No, non va proprio.

Quando giocavo con le automobiline, i lego, i palloni inventati fatti da un cuscino o da un rotolo di spago, l’unica curiosità rispetto ai calendari del campionato era sapere quando ci sarebbe stato il derby, se i cugini erano in “A”, o in che data saremmo andati a Torino per soffrire con l’ennesimo incontro impari.
Era così, nemmeno tanti anni fa…

Ricordo che non c’erano spettacoli ad hoc sull’inaugurazione della stagione, non c’erano presentatori che lusingavano i vari presidenti, e non c’erano presidenti sorridenti nonostante il caos istituzionale.
Ricordo una pagina interna del “Corriere” con le partite, le date, e, magari, una sottolineatura sulle gare di cartello, sempre le stesse…
Non mi sovviene un’emozione particolare nello scoprire il Como o il Cesena nella serie maggiore, non trovo un impeto particolare nel descrivere la sensazione di andare a giocare a Siena la prima volta.
È, forse, una questione di priorità.

Allora mi entusiasmavo a scoprire che la Roma aveva preso un tal giocatore soffiandolo alla tal squadra, mi immaginavo sfaceli sentendo i nomi di Cerezo, Graziani poi di Voeller, con un’immagine soffusa cerco di dimenticare i Renato, gli Andrade, e Tetraze e, ma parliamo dell’altro ieri, di un certo Fabio Junior o di tale Mido…

Ma, mi rendo conto di essere fuori tempo massimo. Ormai il mercato è segnato da Gennaio e, a parte la pantomima che ci hanno regalato i Cassano ed i Mancini - che, mentre scrivo sembrerebbero ancora giallorossi (?) – si disegna, il mercato, dicevo, sulle “grandi”, ovvero su quei pochi che hanno soldi e potere (anche di ricatto…).

Tempi diversi quelli che ricordo e che mi farebbe piacere rivivere, magari per scontrarmi con gli amici su un Manfredonia romanista o sulla panchina affidata ad un duecentenario allenatore svedese col ciuffo ribelle e gli scarpini sempre ai piedi…
Altri mondi, quasi.

E, questa volta, più che ricordi, più che memorie, affiorano malinconie, magari solo perché, allora, avevo qualche anno di meno.
E qualche ideale in più.

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