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Pubblicata in data 20/9/2005
Ero in aereo, qualche giorno fa, tornando da Alghero e, come al solito, cercavo tra i presenti un viso noto, o semplicemente qualcuno, con il quale scambiare due chiacchiere.
Non so se avete mai provato a conoscere gente durante un volo…sguardi diffidenti, libri tenuti in mano col solo proposito di non farsi disturbare e, nel migliore dei casi, tentativi di farsi credere sordi.
Comunque il viaggio sarebbe durato meno di un’ora ed io non avevo, in definitiva, urgenza di far amicizia a tutti i costi, così mi misi comodo, ad osservare l’hostess che spiegava dove fossero le uscite d’emergenza.
Da dietro al mio sedile, proprio mentre cominciavo a far pace con quella solitudine forzata, mi arriva la voce di un ragazzo, giovane, penso, che cercava di far colpo sulla sua amica, in realtà più preoccupata di arrivare sana e salva che di dar retta al ragazzo.
Lui le raccontava di come Roma era bella, di quante cose ci fossero da vedere, di come le strade fossero trafficate…e, ad un certo punto, mi parve di sentire la parola “Stadio”.
Realizzai che quella sera la Roma avrebbe giocato la prima di UEFA, e mi persi, per un istante, facendo il conto di quanto ci avrei messo per arrivare a casa e se avessi potuto arrivarci in tempo.
Il ragazzo, intanto, continuava a parlare e, per la seconda volta, mi scoprii con l’orecchio teso verso di lui: stava enunciando la formazione della Roma.
Mi girai, con lo sguardo interrogativo, e mi resi conto che, in effetti, il ragazzo era proprio giovanissimo, diciassette anni al massimo, di Sassari, credo, dall’accento, ed entusiasta di un viaggio che lo avrebbe portato allo Stadio Olimpico. Gli chiesi il perché di questa passione e lui, senza scomporsi per la mia intromissione, mi ha sparato in faccia una frase che non credo riuscirò a dimenticare per molto tempo: “In verità io da piccolo ero dell’Inter e, in fondo, rimango legato ai nerazzurri, ma con una specie di rapporto doloroso. Alla Roma mi lega l’amore!”
Giuro che mi ha ridotto al silenzio.
Sentire una persona di quell’età, neanche romana, per giunta, parlare con quello sguardo estatico della mia Roma, mi ha fatto volare, oltre che con l’aereo del quale ero passeggero, con la mente, col cuore, a quando ero io il ragazzino sorridente che spiegava ai parenti lontani che non potevo fare a meno di essere della Roma…ed è così. Ancora. Non fosse altro che c’è qualcuno, come quel sorridente sardo, che a centinaia di chilometri da qui, si sente il cuore “grosso”…mezzo giallo e mezzo rosso…
Alessandro Galli
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