:: CurvaSUD.com ::

:: CurvaSUD.com ::

 La Storia
 La Società
 Calendario Serie A
 Stagione 07/08
 Statistiche 07/08
 Archivio Generale

 La Storia
 I Gruppi Ultrà
 La Voce
 SUD vestita a festa

 L'Editoriale
 ...la SUD risponde!
 In Distinto SUD...
 Legiones Italiae
 Punto e...pagelle!
 Palermo-Roma...
 Vecchie Glorie
 EuroAvversari
 Ci credevo davvero
 Locandine
 Desktop
 Derby del Record
 OFF TOPIC
 Chi Siamo
 Galleria Fotografica
 Club Privè
 Il Forum
 Il MenZognero
 Roma in musica
 Link Amici
 Collabora

 

 

 

 
 

Numero 9 - Roma Testaccina
Pubblicata in data 30/9/2005

Mi piace vedere un uomo convinto, deciso, egoista, quasi, nell’affrontare quella che per lui è una sfida, una battaglia o, forse, solo l’unico modo che conosce per giocare al pallone.

Forse manca questo, ancora, alla Roma di adesso. Ora che c’è qualcuno a dirigere le operazioni e a dare una sferzata, non sempre bonaria, alle varie distrazioni di un gruppo che troppo spesso cerca in altro che non sia il proprio dovere, il divertimento o, a volte, la soddisfazione.

La Roma non si discute, si diceva una volta - anche ora, per quanto mi riguarda - ma sarebbe istruttivo, forse, discutere di Roma.
E, per questo motivo, mi viene da ricordare i tempi che ho vissuto, vedendo, ascoltando di una Roma – come si dice? – testaccina, coriacea, a testa bassa contro gli eventi.
Non parlo della preistoria, ma nemmeno di ieri.
Negli anni ottanta, quelli che ricordo con più emozione, c’erano situazioni differenti, giocatori antichi, se visti con il nostro sguardo, maglie che sembravano di flanella e sponsor discreti che ricordavano nostrane abitudini.
Be’, in quegli anni lì, sarà stato per l’età, la mia, o per chissà cosa, ma quando ascoltavo le partite alla radio, quando mi capitava che il solito zio mi portasse in quell’Olimpico scoperto e panoramico, sentivo, vedevo persone che, magari, non davano confidenza al pallone come certi “talenti” odierni, ma che pedalavano fino alla fine dei polmoni, studiavano le tecniche, e si capiva, guardavano egli occhi l’avversario. E a volte mordevano le caviglie.
Maldera, Proaska, Viercowod, tutti mastini, sudati come cavalli alla fine del palio. Ecco cosa ricordo. Guardare giovani, ventenni o poco più, adesso, proclamati nuovi eroi nazionali per il solo fatto di aver meritato un gettone presenza in azzurro, o per aver disputato una partita migliore, o per aver preso il posto di un compagno più esperto per una serie di eventi…be’, un po’ mi fa sorridere e un po’ mi deprime.

Un certo Worhol affermava che in futuro piuttosto vago tutti saremmo stati famosi per un quarto d’ora.
Non vorrei che quel futuro fosse arrivato troppo velocemente, anche se i sintomi ci sono tutti.

Alessandro Galli

:: Torna alla RUBRICA ::


2004-2006 CurvaSUD.com