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Pubblicata in data 30/9/2005
Mi piace vedere un uomo convinto, deciso, egoista, quasi, nell’affrontare quella che per lui è una sfida, una battaglia o, forse, solo l’unico modo che conosce per giocare al pallone.
Forse manca questo, ancora, alla Roma di adesso. Ora che c’è qualcuno a dirigere le operazioni e a dare una sferzata, non sempre bonaria, alle varie distrazioni di un gruppo che troppo spesso cerca in altro che non sia il proprio dovere, il divertimento o, a volte, la soddisfazione.
La Roma non si discute, si diceva una volta - anche ora, per quanto mi riguarda - ma sarebbe istruttivo, forse, discutere di Roma.
E, per questo motivo, mi viene da ricordare i tempi che ho vissuto, vedendo, ascoltando di una Roma – come si dice? – testaccina, coriacea, a testa bassa contro gli eventi.
Non parlo della preistoria, ma nemmeno di ieri.
Negli anni ottanta, quelli che ricordo con più emozione, c’erano situazioni differenti, giocatori antichi, se visti con il nostro sguardo, maglie che sembravano di flanella e sponsor discreti che ricordavano nostrane abitudini.
Be’, in quegli anni lì, sarà stato per l’età, la mia, o per chissà cosa, ma quando ascoltavo le partite alla radio, quando mi capitava che il solito zio mi portasse in quell’Olimpico scoperto e panoramico, sentivo, vedevo persone che, magari, non davano confidenza al pallone come certi “talenti” odierni, ma che pedalavano fino alla fine dei polmoni, studiavano le tecniche, e si capiva, guardavano egli occhi l’avversario. E a volte mordevano le caviglie.
Maldera, Proaska, Viercowod, tutti mastini, sudati come cavalli alla fine del palio. Ecco cosa ricordo. Guardare giovani, ventenni o poco più, adesso, proclamati nuovi eroi nazionali per il solo fatto di aver meritato un gettone presenza in azzurro, o per aver disputato una partita migliore, o per aver preso il posto di un compagno più esperto per una serie di eventi…be’, un po’ mi fa sorridere e un po’ mi deprime.
Un certo Worhol affermava che in futuro piuttosto vago tutti saremmo stati famosi per un quarto d’ora.
Non vorrei che quel futuro fosse arrivato troppo velocemente, anche se i sintomi ci sono tutti.
Alessandro Galli
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