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Pubblicata in data 21/10/2005
L’odore di qualcosa che assomiglia pericolosamente ad altro, già conosciuto, già scoperto.
Mi sveglio ogni lunedì mattina, ormai da tempo, con addosso l’aroma aspro della domenica trascorsa.
Davanti al televisore un pacchetto vuoto di sigarette, davanti al pc un posacenere colmo, sul fornello due caffettiere.
“Scrivo per professione, io” – penso mentre il gas scintilla sotto al bricco gelido di frigo. “scrivo per amore” – continuo a pensare lasciando che l’aria si inneschi in duemila effluvi, caffè, fumo, mattino, sole…
“scrivo per rabbia” – annuncio al monitor, mentre mi appresto a descrivere l’ennesima deflagrante sconfitta, seguita dall’immancabile, ormai, pigra constatazione di manifesta incapacità.
Incapacità di fare autocritica, di guardarsi in faccia obiettivamente, di scuotersi, di allenarsi con veemenza…
Incapacità di comprendere (e di prendere) la situazione (in pugno).
Incapacità di leggere tra le righe, nei sorrisi di tifosi sempre più rari – i sorrisi – sempre più radi – i tifosi.
L’odore di qualcosa mi macchia il naso, mentre sospiro e respiro nel rancido della nottata trascorsa.
Non è profumo.
È un’altra silenziosa bestemmia.
Alessandro Galli
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