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Pubblicata in data 2/11/2005
Ho aspettato. Ho aspettato ancora. E alla fine è successo.
Due vittorie di fila!
La prima la sognavo da quando Pruzzo ne fece tre a San Siro, in uno stadio scoperto ed eccitante, nel suo frastuono irreale, con i suoi colori che hanno sempre il nero tra le strisce.
(Non ho dimenticato quella di undici anni fa, ma venne su autorete, ed io ne ricordo solo una, di autorete…con ben altri fervori!)
Di quel trionfo, un 4 a 2 da incorniciare, ho le sensazioni, il palpito, non un vero e proprio ricordo. Ora posso dire di aver visto la Roma calpestare un terreno ostile, con la grinta, almeno per la prima ora, che mi piacerebbe rintracciare ogni domenica sui volti a me familiari.
Una saetta è quella che vedo, ancora sul fondo della retina, come quando si fissano le lampadine troppo a lungo…uno spettacolo che parte da centrocampo, si concretizza in un battito d’ali, tra scarpini e zolle, con la leggerezza consistente della pietra pomice, poi si invola nel mezzo preciso del campo, con gli altri a guardare, mentre una colomba prende il volo più imprevisto, tanto da far restare quello stadio, sempre a strisce nero e qualcosa, con la bocca non proprio aperta, diciamo con le parole appese, parole non proprio di congratulazioni, spesso…
Poi la colomba decide che è il momento per posarsi, e non le importa molto di quello che il signore con i guanti grandi vorrebbe fare. Si ferma, si abbassa, quasi che la colomba divenisse rapace, e poi scende decisa, proprio lì dove l’urlo mi parte dalla gola, incredulo di quel che ho appena visto.
È passata quasi una settimana, nel frattempo la Roma ha vinto ancora, Tommasi è tornato in campo, con quel capoccione sempre convinto di dover tirare avanti un corpo con i colori giallorossi addosso, Totti è rimasto vicino alla futura madre del suo erede, ed io ho fatto qualche migliaio di chilometri ed ho scritto qualche milione di parole, ma non cambia nulla: rivedo quel gol. Lo rivedo ogni momento, tanto che ancora non ho voluto vedere quelli con l’Ascoli, come se, dopo una cena a base di ostriche e aragoste, mi si dicesse che la porchetta è buona. Lo so, è buona.
Ma come si fa a non pensare a quello che si è appena mangiato?
Alessandro Galli
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