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Pubblicata in data 8/11/2005
Mi lascio alle spalle un’altra domenica che, non ostanti la pioggia e le ombre anticipate dall’autunno, finisce solare.
Certo non basta una vittoria della Roma, a farmi felice ma - e credo che molti condividano – un certo sollievo me ne deriva…
Mi passano sopra le rugginose e pedanti urla della vicina di casa, i nevrastenici piccioni che continuano a prendere il mio balcone per un bagno pubblico, le signore che non la smettono di passarmi davanti alle casse del supermarket, quelli che mi chiedono una sigaretta appena esco dal tabaccaio - e avevo i soldi solo per quel pacchetto! – e piove, le grida del portinaio (laziale) che importuna ogni ospite che aspetto, il lavoro che devo consegnare ieri mattina e che invece tralascio per scrivere questo pezzo, i viaggi e i ritardi dei treni, i ritorni e i ritardi dei treni, i treni e i ritardi…, le maniche del cappotto che mi fanno sudare i polsi, il pranzo da solo e la cena saltata, gli occhi rossi sul monitor, le barzellette antiromaniste di mio fratello (laziale anche lui…), l’amico della juve (sic) che non vuol saperne di dire che ha rubato anche sta volta, anche se non è vero…, la giornata deprimente di un autunno che non sa che dovrebbe esser meno caldo, il traffico, la posta piena, le scarpe bagnate, il latte scaduto, il caffè freddo, la barista brutta ed il barista peggio, la noia che non ho mai il tempo di apprezzare, il tappeto con l’acqua delle piante traboccata, il bancomat che non me lo accettano (chissà perché?) e la carta di credito che si rifiuta di passare ancora dentro a quell’aggeggio…
Insomma: la vita di tutti i giorni mi miagola insistente che dovrei emigrare, ma la Roma ha vinto. Ancora.
E a me piace pensare che va bene anche così.
Alessandro Galli
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