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Pubblicata in data 18/11/2005
Passano i giorni.
In attesa di veder correre ventidue giocatori, di sentire nell’aria quella frenesia, quell’autentica elettricità che c’è nell’aria, ogni volta che si gioca “quella” partita…
Roma Juventus non è nemmeno una partita.
Basterebbe ricordare, per considerarla una battaglia, una tenzone, un duello, una guerra, a volte.
Mai una partita.
Chi la vede da casa salta sulla sedia ad ogni tocco, chi la ascolta alla radio morde le dita e qualche pezzo di sedia, in attesa di sentir finire il commento di un tiro o di un’azione.
Chi sta allo stadio non fa nulla. Vive e basta.
Vive di quel pugno allo stomaco che dà lo scalpitare dei giocatori che si riscaldano, l’imprecare degli allenatori verso giocatori meno attivi di come vorrebbero. Vive delle folate di un terzino e del dribbling di un attaccante. Di un passaggio sbagliato e di un gol.
Il gol.
Quanto ne abbiamo bisogno…
Quanto respiriamo solo per quello.
Sì, va bene il bel gioco, la compattezza, gli schemi geometrici e le giocate dei fantasisti.
Ma il gol…
Solo quello ci da la linfa per poter urlare, ci ossigena il sangue per continuare a non aver la vista appannata dall’attesa.
Un gol. Ne basta uno. Fosse anche brutto, involontario, in fuorigioco, di ginocchio o segnato con parti del corpo che nemmeno pensavamo esistessero.
Roma-Juve e un gol. Un solo gol.
Possibilmente che lo segni la squadra giusta.
Forza Roma.
Alessandro Galli
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