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Pubblicata in data 12/12/2005
Scusate il ritardo…
Un giorno mi sveglio e piove. Fin qui non c’è nulla di male, anche perché se è vero che non esistono più le mezze stagioni, sarà altrettanto vero che l’autunno ha ceduto signorilmente il passo a chissà quale via intermedia tra l’estate e l’inverno… comunque: Mi metto in moto, nonostante l’acqua a catinelle e scendo a prendere un caffè nel bar all’angolo (ma perché i bar sono sempre all’angolo?). Mi ricordo, all’improvviso, che il giorno prima la Roma ha giocato una partita di coppa Italia. Con chi era? Mm… Napoli! Mi vengono in mente le partite storiche, con Maradona che pennellava pallonetti e parabole inconcepibili, Careca riccioluto che si involava a balzi su qualunque fascia di qualunque campo, e poi Alemao, Carnevale, Renica, Bagni… la panchina masticata da un ceruleo Ottavio Bianchi o da uno smilzo Bigon… altri tempi, altre partite.
Altro Napoli. Anche un’altra Roma, però, quella di Rizzitelli, Voeller… insomma è passato un casino di tempo. Mi viene in mente un trentuno dicembre prima che chiudessero l’Olimpico per i lavori dei mondiali. Ero allo Stadio con il solito zio, la curva Sud non c’era, demolita dalle ruspe per far spazio a quello che c’è adesso. Ancora si poteva intuire la partita da sopra Monte Mario, e Marisa Laurito faceva la parata sulla pista d’atletica, sorridendo ad irripetibili cori che avevano a che fare con frutta gialla tipicamente scimmiesca…
Insomma, senza tirarla per le lunghe, quella giornata finì con un gol del tedesco sotto all’unica curva rimasta, all’89°. Bello.
Il barista mi mette la tazzina davanti e torno, di colpo, al presente. “com’è finita la partita?” chiedo al ragazzo “amo vinto tre a zero…” mi sale un sorriso, mentre appoggio le labbra al caffè caldo. Poi mi fermo. Avevo dimenticato che il Napoli è in serie C, che la Roma giocava con i sedicenni in campo e che, in fondo, non si poteva non vincere, almeno per dare un senso alle parole di quelli che hanno descritto la nostra squadra come “grande” del campionato…
Mi si ritira il sorriso, mi ricordo che fuori piove, mi brucio con il caffè, che tra l’altro è anche bruciato…
Ok. La prossima volta cambio bar.
Alessandro Galli
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