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Pubblicata in data 11/4/2006
Sarò breve.
Una domenica che c’è Roma Lecce, la si passa al mare. Lo so. Son passati anni da quando successe. Lo so. Non è la stessa cosa. Ma ditemi se qualcuno è capace di fermare i brividi alla schiena, ogni volta che si incontra quella squadra. Ditemelo voi, perché a me non riesce proprio!
Rivedo scene che sembravano sopite e mi chiudo, a riccio, cercando di far passare sotto silenzio il fatto che sia domenica, che si giochi a pallone allo stadio, che ci sia una partita. “Quella” partita.
Per fortuna ho molto da fare, e mi metto al computer a scrivere, a distrarmi con un milione di altre cose. Ma non ce la faccio…
È più forte di me. Vado a vedere quanto stanno.
Mi scappa una parola che non dico, quando vedo che stiamo sopra di due, quando sento che si gioca come fossimo alla terza di campionato, freschi, con impeto, gajardi e tosti, come diceva nonno, buonanima… poi un rigore. Non c’era, il rigore, non esiste, quel rigore. Ma l’ha dato. L’arbitro fischia e, in quella rincorsa, ci sono tutti i brividi che avevo cercato di dimenticare. Ritornano di nuovo gli anni di una rincorsa conclusa male, delle delusioni cocenti e delle mancate vittorie. Una rincorsa e uno sguardo. Il tiro. Qui mi è finita la partita. La palla fuori, il terzo gol, quello loro… (chissà perché lo hanno convalidato!?), la serata primaverile a mangiare una pizza e poi di nuovo al lavoro, a scrivere… c’è un momento della giornata in cui faccio i conti del da farsi e di ciò che ho fatto. La domenica, in più, rivedo la settimana passata, come sfogliassi l’agenda per cancellare gli impegni assolti. Oggi lo faccio volentieri, più delle altre volte. Manca un anno al prossimo Roma Lecce. Forse nemmeno ci sarà… e allora non resta che chiudere l’agenda, sorridere ad occhi chiusi, e abbandonarmi al sonno, con una Roma IV° in classifica e ancora una volta da sfoggiare.
Alessandro Galli
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