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Pubblicata in data 18/4/2006
“Le partite durano 90 minuti”, dice chi alla fine del primo tempo è sotto di tre gol.
Ed è vero.
Terribilmente vero!
Non starò qui a descrivere i fatti di sabato. Il sabato Santo.
L’ultimo giorno della settimana della Passione. E di passione, s’è trattato.
La passione di chi soffre, senza far paragoni blasfemi, di una condizione dolorosa.
La Roma, la nostra Roma, ha lasciato gli spogliatoi, all’inizio del secondo tempo, con tre gol di vantaggio sul Palermo. È rientrata in campo sapendo di aver vinto. Ed il problema è stato proprio quello: non avevamo ancora vinto.
Ci siamo adagiati sul risultato ottenuto, sulla forza dimostrata, sul cinismo messo in campo. Abbiamo trovato chi di forza, cinismo, cattiveria, si è rifornito, nell’intervallo.
E va bene anche così. Ogni porta in faccia è un impulso a crescere.
Mancano poche partite alla fine, e qualcuno potrebbe osservare che per crescere il tempo rimasto è decisamente scarso. Io non sono di questo avviso.
La Roma ha destato la sorpresa di tutti (tutti gli altri…) da quando ha preso a correre e a non guardarsi indietro. La Roma ha fatto mordere le labbra a parecchi dirigenti, allenatori, tifosi avversari, quando, ogni volta, la si dava per “cotta”, la si è considerata in riserva.
Sabato abbiamo perso due punti, è vero.
Sabato abbiamo lasciato nuovamente il quarto posto alla Fiorentina, è vero anche questo.
Ma la Roma è fissa sull’obiettivo. Il suo… il Nostro allenatore non si lascia demoralizzare.
I suoi…i Nostri giocatori non sono tipi da piangersi addosso. Non quest’anno.
Allora continuiamo a tifare, a sostenere, a gioire ed ad urlare.
La Roma è viva.
Viva la Roma.
Alessandro Galli
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