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Pubblicata in data 27/4/2006
… mi tornano in mente Mancini, quello che adesso si fa la plastica per non mostrare gli anni che ha, Vialli, la Sampdoria allegra… una maglia opaca e larga, non come quelle di adesso, che sembrano tatuate addosso.
Mi torna in mente una partita di tanti anni fa, con Cerezo dalla parte sbagliata del campo.
Era andato via da Roma, con tanti rimpianti. Della Roma.
Quella era stata una gara persa, all’Olimpico. Ce le avevano date. E anche forte.
Ma c’erano in campo giocatori che meritarono gli applausi, che facevano vedere gioco e bravura…
Sabato c’è mancato poco che non schierassero il portiere.
Non serviva.
Quando dieci uomini in pantaloni corti si mettono a guardia di dieci metri di campo il portiere non serve più.
La Roma aveva sulle spalle la rimonta di Palermo. E pesava.
Ed ha pesato.
Il caldo, poi.
Il caldo di una giornata calda.
E noi attaccati alla radio, in un sabato strano, che sembrava domenica.
Un sabato a cavallo tra una festa e l’altra.
Peccato.
La Fiorentina si stacca.
Ma non è finita. Non tutti lasciano a casa la voglia di giocare. Non tutti. Spero.
Così, non si fa in tempo a pensare, che già domenica è arrivata, il Chievo appare, dietro agli Appennini, e il nostro Capitano si fa strada sull’erba morbida del Flaminio.
…e mi torna in mente il girotondo sotto la Sud.
E penso: non cambierei questa maglia con nessun altro colore.
Alessandro Galli
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